Appunti di Live: Samuele Bersani

14 marzo 2014. Teatro Colosseo, Torino.

Samuele Bersani liveChi, come me, ha già avuto il piacere di assistere, negli anni passati, a qualche concerto di Samuele Bersani si rende conto fin da subito che nell’aria c’è qualcosa di differente. Tanto per cominciare si indugia con qualche visuals inaspettato, ma sempre discreto ed elegante (nella fattispecie macchina del fumo e luci colorate), un po’ come accadeva ai tempi del precedente Psyco in Tour. In seconda battuta si nota che Samuele parte un po’ sottotono: il cantautore romagnolo sembra stanco durante l’esecuzione di “Complimenti”, brano di apertura del suo nuovo disco Nuvola Numero Nove. Eccolo, poi, subito eseguire altre tre/quattro canzoni (tra cui “Psyco” e “Cattiva”), quasi come fosse di fretta, prima di fermarsi a dialogare con il suo pubblico. Uno dei momenti più interessanti delle esibizioni di Samuele è, infatti, quando si mette placidamente a discorrere di tutto e di più con gli spettatori. Anche in questo caso, però, appare un po’ impacciato, ma è solo un momento passeggero perché dopo questa prima pausa sembra rincuorarsi e, soprattutto, ricaricarsi.

Brani storici come “Il pescatore di asterischi” e l’immancabile “Freak”, si alternano alle nuove canzoni tratte dall’ultimo disco (“Reazione umana”, “Ultima chance”), il tutto intervallato a più riprese (seppur non con la costanza di una volta… ma il repertorie cresce e il tempo scarseggia) dai suoi intermezzi parlati, sempre in bilico tra il comico e l’ingenuo. L’aura da eterno bambino, che dispensa tenerezza a ogni sua frase, è permeata ormai in Samuele… anche perché lui è proprio quello che si vede sul palco: mai artefatto, ti colpisce con la sua spontaneità, anche quando perde il filo del discorso, cercando di raccontarti gli antefatti che stanno dietro alla creazione de “Il mostro”. Da un punto di vista squisitamente musicale, invece, quello che colpisce maggiormente è l’audacia dei nuovi arrangiamenti che Samuele e la band -sempre impeccabile- provano su brani come “Occhiali rotti” (con tanto di banjo e armonica, in salsa country) e “Coccodrilli” (corredata di fisarmonica gypsy). Audaci soprattutto perché inaspettate. Samuele scherza una volta di più subito prima di eseguire “Giudizi universali”. Il concerto è registrato in presa diretta, perché l’etichetta discografica preme per l’uscita di un album dal vivo e la “paura” è sempe la stessa: che il pubblico, cantando a piena voce il ritornello, scambi potrei con vorrei (Potrei ma non voglio / fidarmi di te, ricordate?). Minacciato bonariamente di essere escluso dalla registrazione in favore del live di Benevento, gli spettatori rispondono al meglio, ragalandosi -e regalando a Samuele- una performance al limite della perfezione e particolarmente commovente.

Il concerto è un crescendo continuo, musicale quanto emozionale, tanto che la band è costretta a rientrare sul palco non per uno, ma per ben due bis, in cui Samuele ci regala la cover-a-metà dei “cugini” Egokid, “Il re muore”, e la poetica “Lascia stere”. Sembra proprio che il pubblico non lo voglia lasciare andare e anche Bersani sembra un altro rispetto all’inizio titubante, rincuorato dall’affetto dei suoi fan. Ed è proprio questa l’immagine con cui possiamo descrivere al meglio il concerto: la platea tutta in piedi ad applaudire un Samuele visibilmente commosso.

Pink

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