London Diaries: Anoushka Shankar‏

23 maggio 2014. Royal Festival Hall, Southbank Centre, London.

019Nel tardo pomeriggio di sabato scendiamo dalla Tube alla stazione di Embankment, attraversiamo il ponte pedonale sopra il Tamigi e ci godiamo la magnifica vista sul London Eye, il Big Ben e la cattedrale di St. Paul. Dritto davanti a noi, proprio sulla riva opposta del fiume, c’è il Southbank Centre, centro polifunzionale per la musica e le arti nel cuore di Waterloo. Un’altra delle chicche che solo Londra può offrire. Stasera è Anoushka Shankar ad esibirsi. Il concerto fa parte dell’Alchemy Festival, in programma dal 15 al 26 maggio e dedicato a musica, letteratura, cultura, danza, moda, arte e design dell’Asia del Sud. Il Festival è al suo quinto anniversario e Anoushka è tra gli ospiti di maggior rilievo. Aveva già partecipato ad una passata edizione di Alchemy, esibendosi alla Queen Elizabeth Hall con un concerto sold out. Inutile dirlo, quest’anno è riuscita a registrare il tutto esaurito anche nella ben più grande Royal Festival Hall.

Il concerto inizia con “The Voice of the Moon”, tratta dall’album Rise, pubblicato nel 2005. Per il resto, Anoushka suona quasi esclusivamente canzoni del ultimo album, Traces of You, uscito nell’ottobre del 2013. Nell’album ci sono alcune canzoni frutto della collaborazione con la sorella Norah Jones (anche lei figlia della leggenda del sitar Ravi Shankar). Durante il concerto la bellissima e profonda voce di una delle musiciste della band sostituisce quella di Norah Jones in “The sun won’t set” e in “Traces of you”. La morte del padre, avvenuta il 6 dicembre 2012, quando le due sorelle avevano da poco iniziato la preparazione per la collaborazione sull’album di Anoushka, ha influenzato i pezzi registrati insieme, che sono diventati uno strumento per superare il dolore. “In Jyoti’s Name” è stata invece scritta dalla musicista per riflettere sul devastante stupro di gruppo avvenuto su un autobus di New Delhi nel 2012. Come pezzo finale Anoushka ha scelto “Chasing Shadows”, uno dei nostri preferiti. Basata su un tradizionale raga indiano, la canzone è stata rielaborata da Anoushka nel corso di diversi anni, con l’aggiunta di improvvisazioni estemporanee. Un pezzo veramente energico e vitale, ancora più coinvolgente durante le esecuzioni live, che permette di mettere in risalto le capacità di tutti i musicisti sul palco ed è sicuramente una scelta azzeccata come pezzo conclusivo.

anoushka shankar
Dopo la meritatissima standing ovation, Anoushka Shankar è tornata sul palco per regalare al pubblico un’ultima gemma. La sua scelta è caduta su “Monsoon”, che come ha spiegato è stata scritta quando si stava innamorando di suo marito, il regista Joe Wright (che ha diretto Orgoglio e pregiudizio e Anna Karenina con Keira Knightley), tra l’altro presente in sala, dato che la coppia abita insieme nell’est di Londra. Nel parterre era seduto anche Nitin Sawhney, che ha composto molte delle canzoni dell’album insieme ad Anoushka.

Se trovate difficile ascoltare dall’inizio alla fine un album del Pandit Ravi Shankar, poiché, nonostante apprezziate il suo contributo alla storia della musica mondiale, il sitar ha su di voi un effetto soporifero, date comunque una chance alla sua talentuosa figlia Anoushka. Cresciuta ricevendo una solida formazione musicale e culturale nel pieno rispetto della tradizione classica indiana, la giovane Shankar ha però saputo ampliare i suoi confini ed aprirsi ad altre influenze. Il suo album Traveller ad esempio è ispirato al flamenco e indaga i rapporti tra musica classica indiana e la tradizione spagnola, influenzata dai gitani, di lontana provenienza indiana. Anche Traces of You ha molte influenze occidentali e nella sua meravigliosa band i musicisti affiancano strumenti tradizionali indiani a piano e violoncello. Personalmente essendo cresciuta a pane e Ravi Shankar, non vedevo l’ora di sentire Anoushka dal vivo e attendevo questo momento da dicembre, quando ho acquistato i biglietti per noi Upper Deck Riders. Si percepisce che la musica occupa grande parte della vita di Anoushka e che lei si dedica totalmente a questa passione coltivata in famiglia. Il fatto che sia cresciuta tra l’Inghilterra, l’India e la California è evidente nel suo stile internazionale e nella ricerca di radici comuni nelle diverse musiche del mondo. Ora che il grande Ravi non c’è più, il testimone è passato a lei, che a modo suo mantiene viva l’arte del padre e allo stesso tempo crea un percorso musicale indipendente. Ora, Anoushka ha ancora davanti a sé ancora alcune date del suo tour. Poi, chissà quali ispirazioni troverà per il futuro.

The Upper Deck Riders

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