Nuovi Suoni: Just a Bunch of EPs #2

Torna il nostro raccoglitore musicale che cerca di gettare uno sguardo trasversale su alcuni fra gli artisti underground italiani più promettenti (alcuni emergenti, altri invece, già conosciuti). Una scelta, completamente casuale, che si concretizza sotto forma di questi 8 EP, usciti negli ultimi mesi. Come al solito, ci teniamo a precisare che, più che recensioni asettiche, queste sono delle raccomandazioni ad ascoltare i lavori qui segnalati. Perché, dopotutto, siete voi ascoltatori la linfa vitale di tutte queste band.

  • a1444742544_10AntiteQ – “Trilatera”. In questo nuovo EP, il buon AntiteQ parte a scartamento ridotto. Non fraintendiamo, “Witch Hunt” e “Urania” sono brani di livello altissimo, con il primo che offre una IDM dai pad scurissimi e dai vocals ipnotici e il secondo una dubstep piacevolmente sotto diazepam, dopo tutte le iperattive derive brostep degli ultimi tempi. Però, ecco, mi sbaglierò, ma dico che queste non reggono il confronto con “Astral Path”, traccia in cui il milanese riesce a fondere tutto il suo percorso musicale in una techno sofisticata di impianto onirico. E mi sembra che questa sia proprio la strada giusta da percorrere.  Dj Mix
    https://soundcloud.com/antiteq/sets/trilatera ]
  • a1955280457_10Calamari Giganti – “Lo zen e l’arte della digestione corretta”. Gruppo che seguiamo con attenzione fin dagli esordi, i Calamari Giganti ritornano con il loro ultimo EP in cui proseguono quel discorso fatto di rock alternativo italico, suoni in bilico tra lo scanzonato e il lisergico e testi evocativi. Tre tracce che sono come un viaggio in terre chimeriche e bipolari. “Lo Zen e l’arte della digestione corretta“, brano d’apertura, è il pezzo più pop del lotto: la sua struttura “indie” e lineare si sfalda improvvisamente in un inciso insapettato e denso come colla vinilica. “Crequiem” ha tempi complessi, chitarre graffianti e arrangiamenti minimali, ma tremendamente efficaci. Chiude “Morg” racconto fantastico con un pizzico di satira sociale che offre un campionamento rielaborato tratto da La storia infinita e aperture sonore degne degli Incubus. L’ultima volta che ho avuto il piacere di recensire i Calamari avevo auspicato la pubblicazione di un LP integrale: non è arrivato, ma questo nuovo lavoro mostra tanti segnali di miglioramento. Per ora me lo farò bastare. Eddie Rod
    [ http://calamarigiganti.bandcamp.com/album/lo-zen-e-larte-della-digestione-corretta ]
  • a0277063659_10Kowbe Mu – “Egon”. È un periodo d’oro per il vecchio Kowbe: dal suo esordio, Elefant, non sta sbagliando un colpo. Egon è solo l’ultimo capitolo di una storia intricata, ma allo stesso tempo lineare, dove il suo sound liquido e a tratti oscuro si è evoluto in qualcosa di più morbido e gioioso. I bpm sono stati rallentati, ma nonostante ciò le tracce non hanno perso di incisività. Sì, forse c’è giusto un filo d’immediatezza in meno, ma è qui che viene fuori tutta la forza di Kowbe: la melodia catchy è stata sostituita con una struttura più complessa che, sul lungo periodo, porta ancora più soddisfazioni all’ascoltatore. DJ Mix
    [ http://kowbe.bandcamp.com/album/egon ]
  • a3788170976_10L’Orso – “Il tempo passa”. Sembra strano inserire un lavoro de L’Orso in questa rubrica, dedicata principalmente a gruppi emergenti. Purtroppo mi sono accorto che questa band è ancora troppo poco conosciuta. L’uscita di questo EP di outtakes e inediti mi sembrava, quindi, il modo migliore per cercare di rimediare alla mancanza (quanta importanza che mi/ci attribuisco). Siamo davanti a un indie pop che fa dell’aggettivo ‘gioioso’ il suo grido di battaglia, come i Belle & Sebastian, come i Kings of Convenience, come gli Architecture In Helsinki prima di loro. Ma è una dolcezza non stucchevole, non irritante, che si accompagna a una bucolica pigrizia che fa tanto “domenica mattina”. E se per caso non vi sentite più addosso l’età giusta per apprezzare testi basati su amori trevagliati, avventure adolescenziali e imbarazzi sociali, non vi preoccupate, la qualità musicale resta alta in ogni caso… e poi potrebbe diventare un esercizio perfetto per allenare la vostra memoria personale. Il tempo passa è un EP veloce e compatto che vi conquisterà e vi permetterà di avvicinarvi al magnifico mondo, a tratti ‘wes-andersiano’, de L’Orso. Ascolto consigliato: “L’ultimo giorno“. Rockabilly Joe
    [ http://lorso.bandcamp.com/album/il-tempo-passa-ep-outtakes-e-inediti ]
  • a4026342939_10Portfolio – “Due”. Gli emiliani sono attivi, discograficamente parlando, dal 2012 e ogni volta ci propongono ottimi lavori, pieni di spunti interessanti e citazioni colte. Due non fa eccezione e ci offre pop sofisticato con echi Radiohead (“Chi vince regna”), funky easy listening (“Beauty”), post-rock delicato (“To The Right”) e post-rock più sperimentale (“Three Songs About Lenin”). Troviamo perfino una cover dei Metro (“Criminal World”). Ma il pregio migliore dei Portfolio è che riescono a far convivere questo amalgama di suoni e stili magnificamente. In questo li aiuta la voce di Laura Lorigia e i mirabili arrangiamenti di Tiziano Bianchi, suadenti e sfuggenti, proprio come lo è tutto il disco, del resto. Dr. Musikstein
    [ http://portfoliothesound.bandcamp.com/album/due ]
  • a0308360692_10Stèv – “Elsewhere”. Da Ancona alla Loci Records, etichetta di proprietà del producer Emancipator. Il passo è stato più breve di quello che si può pensare e ha partorito quell’autentico gioiello della downtempo, venato di atmosfere urban che è Elsewhere. Da “Winter Train” a “Hikikomori”, siamo davanti a un viaggio lungo quanto il tragitto in pullman casa-università e che, pur nella sua brevità, ha il potere di trasportarti lontano da tutti e tutto, alla ricerca della tua pace interiore. Karen
    [ http://locirecords.bandcamp.com/album/elsewhere-ep ]
  • VERBAL-called-war-ep-coverwebVerbal – “Called War”. Spigolosi, matematici, distopici, freddi come un automa, o meglio, come un carroarmato che semina distruzione tutt’intorno a sé. I Verbal sono tutto questo e lo sono nella maniera più accattivante possibile. Che le influenze arrivano dal post-rock più muscoloso, dalla wave oscura dei Killing Joke o dalla complessità aritmetica dei Don Caballero non ha importanza: i Verbal buttano tutto dentro al loro caotico calderone e ne tirano fuori gemme. Forse una delle note più liete del panorama rock italico. Ora attendo con impazienza l’usicta del loro nuovo LP, previsto nei prossimi mesi. Eddie Rod
    [ http://www.rockit.it/verbal/album/called-war-ep/25077 ]
  • coverWillie Peyote – “Non è il mio genere il genere umano”. Sfrutto il repacking imminente di questo ispiratissimo abum per recensire finalmente l’ultimo lavoro del nostro beniamino Peyote. No, nessuna leccata di culo, Willie lo seguiamo ormai da tempo immemore (da quando militava nella S.O.S. Clique, per intenderci). L’abbiamo visto crescere, evolversi, affermarsi e questo Non è il mio genere… è solo l’ultima tappa di un percorso che l’ha portato a raggiungere una visibilità tutta nuova e meritata. È quasi pleonastico parlare del disco, in quanto è un’assoluta gemma che svetta su molta della produzione hip hop mainstream. I beat sfoggiano un sapiente mix di old school (“Don’t Panic”) e nuove influenze elettroniche (“Fresh”, “TmVB“), mentre i testi sono cinici, disagiati, a tratti antisociali, nella migliore tradizione-Peyote. Ma non solo, sono soprattutto personali e zeppi di citazioni di livello (no, qui non si parla di “bling-bling, bang-bang”). Insomma, non si può fare a meno che “restare sotto” a tutta questa apoteosi di politically (in)correct. Lazy Pete
    [ https://soundcloud.com/collettivohmcf/sets/non-il-mio-genere-il-genere ]
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