Traffic 2014: tra passato e presente con l’incognita del proprio futuro

TrafficFestivalSono sempre stato dalla parte del Traffic Free Festival. Sia quando riusciva a portare sul palco gente del calibro di Nick Cave e Underworld, sia quando -a causa di budget più risicati- ci si è trovati costretti a chiamare band più di “nicchia”. E vi dirò una cosa; voglio continuare a farlo. Ancora una volta. Anche se il festival di quest’anno ci ha offerto uno spettacolo non proprio memorabile. Fatte, ovviamente, alcune eccezioni.

La parte prettamente concertistica dell’edizione 2014 incomincia il venerdì sera, con in cartellone un nome altisonante come quello dei Pet Shop Boys, che racchiudono in sé tutto il programma di questo Traffic 2014: il pop, gli anni ’80 e il filo conduttore tra passato e presente. Concerto sopra le righe -magniloquente e ipnotico come solo i PSB sanno essere- con dei visuals e delle coreografie che non si vedevano dai tempi dei Daft Punk. La seconda serata ci offre il concerto de I Cani su cui aleggia l’ingombrante fantasma della presenza di Max Pezzali. Metà piazza è lì per la band di Niccolò Contessa e non viene delusa (anche se la dimensione ottimale per fruire I Cani non è certamente quella live). L’altra metà della piazza, quella che è lì per Pezzali, quella che alla fine di ogni canzone de I Cani urla “bravi, ora però a casa!”, probabilmente avrà bisogno di altro tempo per digerire lo smacco. Max, infatti, sale sul palco e suona in acustico “Gli anni”, poi si prodiga in un paio di duetti dispensabili in compagnia de I Cani e, infine, come a fare un grande favore al pubblico, intona una strofa e il ritornello di “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, ancora una volta in acustico. Mentra lasciavo la piazza ho sentito gente urlare alla “pubblicità ingannevole”. Se proprio devo sbilanciarmi, pensando alla serata del sabato, ho apprezzato molto di più il pre-show “Un’ora sola ti vorrei”, in cui sono intervenuti artisti squisitamente torinesi come i Nadàr Solo, Daniele Celona e Bianco. Questo inedito trio ha arringato magnificamente la folla, volendo al suo fianco altri musicisti (sempre torinesi) di innegabile qualità che non hanno ancora raggiunto, però, la fama dei loro compagni. Ecco quindi alternarsi sul palco gli Eugenio in Via di Gioia, gli Anthony Laszlo e Johnny Fishborn. La chiusura è affidata a un brano di Celona, “Ninna Nanna” in cui intervengono tutti gli artisti coinvolti nell’iniziativa. Davvero da pelle d’oca. Emozionalmente è, forse, il momento migliore di questo Traffic.

La serata di chiusura vede, infine, le esibizioni degli energici Fluxus e de Il Pan del Diavolo, sempre ottimamente in bilico tra folk e rockabilly. Ma il pezzo forte, l’altro vero highlight di questa edizione 014, sono i Litfiba che propongono la loro “Trilogia del Potere”, in cui la band suona nella loro interezza tre dei dischi più importanti per il rock italiano anni ’80: “Desaparecido”, “17 Re” e “Litfiba 3”. Pelù e Renzulli (assieme agli altri membri fondatori Maroccolo e Aiazzi) sono ancora scatenati; animali da palcoscenico che infiammano uno dei pubblici più numerosi mai visti al Traffic (parlo delle edizioni svoltesi in piazza Castello, ovviamente). Certo, il target è un po’ altino rispetto al solito, come tutto questo festival 014 del resto (fatta eccezione per i concerti del sabato), ma questo non toglie nulla al successo di pubblico. Anzi.

Ora qualcuno propone di cambiare il nome alla rassegna. Di creare una cesura con il passato che faccia capire alla gente come il tempo degli Arctic Monkeys e di Lou Reed sia ormai terminato. Per far capire che, pure il pubblico a cui si rivolge il Traffic, sta cambiando. Francamente non mi interessa. Sono molto più interessato a cercare di capire quale sarà il futuro della rassegna (ancora una volta avvolto nel buio). Per ora resto fedele al mio pensiero. E resto dalla parte del Traffic. Dopo tutto si tratta pur sempre di un festival musicale completamente gratuito e vicino a casa. Tanto mi basta.

Rockabilly Joe

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