CineMusic: “Mistaken for Strangers”

Mistaken for Strangers posterMichael Moore l’ha descritto come “one of the best documentaries about a band I’ve ever seen“. Pitchfork come “the funniest, most meta music movie since Spinal Tap“, mentre Judd Apatow si è lasciato andare in un laconico “a classic“. Con premesse del genere sarebbe davvero imperdonabile lasciarsi scappare la visione di questo film, documentario, mockumentary, rockumentary o come diavolo vogliate etichettarlo. Già perché in Mistaken for Strangers convivono un po’ tutte queste anime. Anzi, se proprio dobbiamo essere precisi, siamo davanti a qualcosa di completamente diverso: siamo di fronte alla storia di due fratelli. Matt (il maggiore) è sofosticato, elegante, carismatico ed è il frontman della indie band The National. Tom (il minore) è, al contrario, un personaggio erratico e un po’ scapestrato, che fatica a rimanere concentrato su di un solo progetto; ama il metal, non gli piacciono le “pretentious bullshit” che scrive il fratello e vorrebbe diventare regista di film horror. Prima di partire per il tour di supporto a High Violet, Matt chiede al fratello più piccolo di seguire la band in qualità di rodie. Una situazione che dà a Tom l’idea di girare un documentario.

Un po’ Strana coppia, un po’ Cocksucker Blues. La premessa non sembra poi molto elettrizzante, giusto? Nulla di più sbagliato. Perché in Mistaken for Strangers troviamo poco dei National e molto del regista Tom Berninger, che, mano a mano che la storia avanza, diviene sempre più il motore del film. Tom è, infatti, succube del successo del fratello e, desideroso di emularlo, riesce comicamente a fallire in ogni compito che gli viene affidato. È palese che siamo davanti a una finzione: Tom è qui un archetipo del personaggio pasticcione e divertente à la Zach Galifianakis, colui che si contrappone alla giovane star, al leader senza difetti e acclamato dai fan. Pecora nera contro figlio prediletto, tanto per capirci. Non è necessario essere un fan dei National per essere incuriositi e addirittura commossi da queste due anime così differenti che si incontrano e si scontrano. Non di sola finzione vive però il film, che intreccia documentario e commedia in maniera magistrale, con un pregevole ritmo narrativo. Tom maschera Mistaken for Strangers da documentario rock e ci fa avvicinare alle dinamiche familiari sui generis che lo legano al fratello Matt. Dialoghi surreali, figuracce tragicomiche, spezzoni di concerti: tutto è qui incollato con assoluta maestria ed è tutto necessario per permetterci di arrivare, con la predisposizione giusta, alla scena finale. Un finale minimale e carico di pathos, che riscatta nel migliore dei modi il tono confusionario del film.

Forse, però, la descrizione più azzeccata di Mistaken for Strangers l’ha data proprio Matt: “My brother’s movie feels like one of  our songs…“. Non posso che essere d’accordo.

Dr. Musikstein

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