Underground Music History: Death Grips

Death GripsChi ha mai detto che questa rubrica debba occuparsi solo di band pre-anni ’00? Prendete ad esempio i Death Grips, band scioltasi poco più di un mese fa e che, in appena quattro anni, è riuscita a scrivere pagine estreme nella storia della musica underground. Sconosciuti ai più, ma ben noti ai fan dell’hip hop sperimentale, i Death Grips si formano a Sacramento nel dicembre del 2010 dall’incontro del vocalist Stefan “MC Ride” Burnett con il batterista Zach Hill. Dopo un breve EP intitolato -non troppo fantasiosamente- Death Grips, il duo arruola il tastierista Andy Morin e dà alle stampe Exmilitary (aprile 2011). Brillante opera prima, il disco è un mix di industrial, hardcore punk e hip hop, suonato con durezza alienante, cruda ostilità e inaudita potenza (caratteristiche che saranno il marchio di fabbrica di tutta la produzione del trio) e offre highlights come “Beware” e “Culture Shock”. La voce di MC Ride è aspra e monolitica ed è il filo di Arianna che permette di uscire da quel labirinto sonoro che sono le “basi” dei Death Grips. Per tutta l’estate del 2011 la band si prodiga in piccoli tour cercando di tenere un profilo basso, sebbene, grazie a internet, cominci a crescere la loro popolarità come band cult.

Il 2012 è un anno pieno per i Grips, che prima passano alla Epic Records (febbraio), poi pubblicano The Money Store (aprile) e infine No Love Deep Web (in ottobre; con la possibilità di scaricarlo gratuitamente via internet). In mezzo ci infilano anche un tour cancellato per riuscire a completare per tempo il secondo album; una cancellazione che procura alla band le ire dei fan e della loro nuova etichetta discografica. Da un punto di vista musicale i due dischi targati 012 sono due facce della stessa medaglia e segnano l’esplosione definitiva del trio. Paranoici e oscuri, uniscono ritmi black a vorticosi riff di tastiera, mentre la batteria di Hill pesta in perfetto stile Throbbing Gristle. In The Money Store troviamo dei must come “The Fever” e “I’ve Seen Footage“, mentre da No Love Deep Web (più viscerale e meno accessibile del suo predecessore, a partire dalla copertina) le scelte obbligate sono “Come Up and Get Me” e “No Love” (più sotto trovate il video).

L’estate del 2013 porta al lancio dell’etichetta discografica personale della band, la Third Worlds, e ad altri show cancellati che mettono a dura prova la fedeltà dei fan. A novembre esce, in versione free download, Government Plates. L’album è una fucilata pazzesca dove diviene sempre più chiaro che i Death Grips non sono solo una band, ma un mezzo espressivo e, soprattutto, artistico per tutti i suoi componenti (è appurato, ormai, che uno dei trick prefeiti della band fosse quello di sapere fin dall’inizio che non avrebbero mai presenziato ai festival in cui apparivano in cartellone… tutto molto ‘dadaista’). Government Plates è un disco che pare amorfo e oscuro come un test di Rorschach. Uno sfogo rabbioso per il difficile anno appena passato. Una versione beta di come sarebbe potuto evolvere il loro suono in un eventuale futuro: traendo ispirazione dalla glitch e dalla IDM più estrema.

Nel marzo dell’anno seguente il trio pubblica la prima metà di quello che dovrebbe diventare un corposo album doppio. Questo “lato A” è intitolato Niggas on the Moon e, insieme al “lato B” -dal titolo Jenny Death- programmato per uscire entro la fine dell’anno, andrà a formare The Powers That B. Dalla prima metà di questo nuovo lavoro notiamo come il sound dei Death Grips sia cambiato ancora una volta… anche se forse non nel migliore dei modi. Al posto che evolvere la band viene meno a uno dei suoi principi base e cerca freschezza attraverso l’auto-citazione: dopo tre anni di sterzate improvvise, confusione e cambiamenti stilistici i Death Grips sono improvvisamente diventati affidabili. Mettendo su Niggas on the Moon sappiamo già che cosa aspettarci e questa è forse la cosa peggiore che potesse capitare alla band. Nondimeno troviamo ottimi esempi di cosa sono i Death Grips, ontologicamente parlando: “Up My Sleeves“, ad esempio, o “Big Dipper”.

La fine (ma con i Death Grips non si può mai dire) si consuma il 2 luglio 2014 con un comunicato stampa che riassume brillantemente tutta la loro filosofia artistica: “we are now at our best and so Death Grips is over. we have officially stopped. all currently scheduled live dates are canceled. our upcoming double album ‘the powers that b’ will still be delivered worldwide later this year via Harvest/Third Worlds Records. Death Grips was and always has been a conceptual art exhibition anchored by sound and vision. above and beyond a ‘band.’ to our truest fans, please stay legend”. Già, perché adesso non ci resta che attendere l’uscita della seconda parte di The Powers That B. E nessuno di noi sa davvero che cosa aspettarsi dai Death Grips.

Paolo Maugerio

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