Gustavo Cerati para siempre: un recuerdo

Gustavo CerattiL’agonia di Gustavo Cerati è iniziata con un terribile ictus dopo quell’ultimo concerto a Caracas di 4 anni fa e la scorsa settimana -il 4 settembre 2014- è finalmente terminata. D’altronde lo dicevano tutti che non si sarebbe più ripreso, e rimanere steso in un letto d’ospedale, in coma, non era certo da lui.

Il mio incontro con la musica di Gustavo avvenne nella sua terra, l’Argentina, e fin dal primo momento mi colpì per il suo stile, la sua modernità e la poesia dei suoi testi. Non era il solito cantante sudamericano da balli in spiaggia, nacchere e adorazione del culo femminile: lui era cresciuto ascoltando i Pink Floyd, i Beatles, King Crinsom, David Bowie, i Led Zeppelin.

Gustavo Adrián Cerati (pronunciatelo ‘Serati’, ché non è abruzzese…) è nato a Buenos Aires e il rock ce l’aveva nel sangue, iniziando a suonarlo fin dal 1982, con i Soda Stereo. Gli anni ’80 non se li è mai completamente lasciati alle spalle, quel rullante invadente dei primi pezzi, la voce potente e rigorosamente riverberata, gli assoli egocentrici. A mio avviso il più grande gruppo rock alternativo sudamericano: ne hanno fatte talmente tante e belle i Soda Stereo, che etichettarli risulta difficile. Neopsichedelici, elettronici, power pop, new wave… e tante grazie, sono andati avanti 20 anni, in una parte del mondo dove a fare quello che che facevano loro non c’era nessun altro. Gustavo, in particolare, dopo lo scioglimento del gruppo ha continuato più o meno per altri 10 anni a fare splendidi album come solista. Un genio.

Non vi sto a fare il pippozzo elencando tutti gli album che i Soda Stereo hanno composto, mi limiterò a buttare giù i miei preferiti: Canción Animal (1990) e Dynamo (1992), ma nella mia selección ci sono anche album da solista come Ahí vamos (2006) e Fuerza Natural (2009), più recenti, che sfoggiano tutta la maturità di un artista completo.

Gli Argentini adorano il rock classico (e a farli prendere bene ci vuole veramente poco), ma con i Soda Stereo vanno fuori di testa. Perché si distinguono, riescono a comunicare rabbia, energia, trip psichedelici, amore… e tutto nello stesso disco (se non nella stessa canzone). Questa caratteristica ha proiettato Gustavo e suoi oltre i confini nazionali, facendo vendere ai loro album 7 milioni di copie. Non male per un gruppo “alternativo” sudamericano. Nel 2004 ha ricevuto perfino una nomination ai Grammy Award nella categoria Miglior album di rock latino/alternativo (Siempre es Hoy).

Oggi tutti gli argentini si stringono nel ricordo. E messaggi di cordoglio arrivano da tutto il sudamerica: Ricky Martin, Shakira, la presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner… e già me lo vedo Gustavo, con il suo odio per la politica, il mate e qualche vestito improbabile: “pero que me chupe el choto la presidenta”.

No me sirven las palabras
gemir es mejor
cuando el cuerpo no espera
lo que llaman amor

Adios, Gustavo

Steve “El Tano” Mod

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