Undergorund Music History: Talk Talk

Talk Talk

Ne sono consapevole, probabilmente in questo caso specifico, la band scelta per la nuova puntata di Underground Music History – ovvero i Talk Talk – non possono considerarsi come l’esempio più fulgido di musica underground. Insomma, forse sarebbero più appropriati all’interno di una rubrica sulle one hit wonder. Nonostante ciò, ho deciso di parlare del gruppo che ha regalato al mondo la hit (de gustibus) synthpop “It’s My Life”, soprattutto perché la loro produzione “altra” è ingiustamente avvolta nel mistero (soprattutto qui in Italia) e offre all’orecchio più attento delle autentiche rivelazioni sonore.

La carriera dei Talk Talk è tra le più schizofreniche della storia del rock: iniziamo a precisare che si formarono a Londra nel 1981, dalle ceneri del gruppo punk Reaction. Il cantante Mark Hollis, il batterista Lee Harris, il bassista Paul Webb e il tastierista Simon Brenner iniziarono il loro viaggio musicale infilandosi in quella nicchia pop che generò il movimento new romantic (quello dei Duran Duran, degli ultimi Roxy Music e degli Spandau Ballet, per intenderci). Il primo album, The Party’s Over, uscì nel 1982. Era un disco di synthpop frivolo che cercava di citare i ben più famosi Duran Duran. Di questa prima godibile, ma tutto sommato dispensabile prova, rimangono le interessanti “Talk Talk” e “Today”. Il loro nome iniziò a girare quando, nell’ottobre dello stesso anno, fecero da gruppo di apertura durante una reunion dei Genesis. La svolta – possiamo dire – arrivò qui: la loro visibilità stava aumentanto e, nello stesso momento, Brenner decise di abbandonare la band, lasciando posto al tastierista Tim Friese-Greene.

Friese-Greene, oltre che nuovo membro del gruppo, ne divenne anche il produttore, ma soprattutto si scoprì partner perfetto di Hollis nella scrittura delle canzoni. Forte di questa nuova collaborazione, il “dinamico duo” diede alle stampe It’s My Life, disco sophomore del 1984. Seppur non molto diverso dal suo predecessore (anche se in questo caso le coordinate musicali sono quelle dei sofosticati Roxy Music, più che degli energici Duran Duran), l’album contiene le hit “It’s My Life” (oggetto di molte cover, come quella famosissima dei No Doubt) e “Such a Shame”. It’s My Life diede un discreto successo commerciale alla band, principalmente in Europa e in Italia (da noi, soprattutto, la conoscenza media di questa band si ferma qui).

Ecco, però, giungere il tempo della prima vera rivoluzione sonora dei Talk Talk. Con The Colour of Spring la band abbandonò il sound new romantic degli esordi per produrre un lavoro con influenze jazz e art pop: i ritmi ipnotici e la voce di Hollis dipinsero alcune delle migliori canzoni mai prodotte dai Talk Talk. C’è da sottolineare come, in questo periodo, il gruppo era – di fatto anche se non formalmente – un duo guidato da Hollis e Friese-Greene, a cui si aggiungevano collaboratori eccelenti come Steve Winwood, David Roach e Robbie McIntosh. L’autentica gemma di The Colour of Spring era il brano “Happiness is Easy”, anche se non è l’unica traccia che merita la nostra attenzione (“Life’s What You Make It” e “Give It Up” sono gli altri must). Grazie a questa nuova direzione sonora i Talk Talk erano rinati, prima di tutto commercialmente, ma anche da un punto di vista di critica.

Ma se avete seguito attentamente questa breve monografia, vi renderete conto che per il loro successivo lavoro i Talk Talk non potevano fare altro che reinventarsi. Infatti Spirit of Eden (1988) portò il loro suono su un nuovo livello: sei brani free form, nati dalle improvvisazioni strumentali di Hollis e Friese-Greene; sperimentazione elettronica a basso impatto sonoro che prendeva spunto dall’ambient e che possiamo definire, senza tema di smentita, “proto” post-rock. Più sotto troverete un brano tratto da Spirt of Eden, una scelta praticamente obbligata in questo nostro post. L’album finale, Laughing Stock (1991), contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare, non portò rivoluzioni musicali di sorta, anzi, ripercorse la strada sonora di Spirit of Eden, cristallizzando quel suono che i critici etichetteranno, a posteriori, come post-rock. Come potete ben immaginare, a questo punto “Talk Talk” non era altro che un nome di comodo per pubblicare le registrazioni del duo Hollis/Friese-Greene.

Il gruppo si sciolse nel 1992, a seguito del desiderio di Mark Hollis di passare più tempo con la sua famiglia. Ci hanno lasciato una manciata di sofosticati brani pop e due album che hanno letteralmente inventato quel genere musicale che sarà in seguito espanso da artisti del calibro di Slint, Slowdive e Sigur Rós.

Paolo Maugerio

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