Appunti di Live: Mastodon

10 novembre 2014, Fabrique, Milano.

Mastodon liveLa serata parte leggermente sotto tono a causa delle due band di supporto, che si avvicendano sul palco e che, certamente, non brillano per efficacia o per originalità. Aprono le danze gli inglesi Krokodil che propongono un metal pregevole, sebbene troppe volte già sentito. I Big Business, invece, si presentano come un duo di basso e batteria curioso e tutto da scoprire: da ex-bassita, amante di gruppi dalla formazione analoga – quali Zeus! e Ruins – devo dire che mai, come questa volta si è sentito il bisogno vero di un chitarrista. Va bene produrre muri di suono stoner, ma farlo senza variare mai di tonalità, rende le canzoni semplicemente noiose e statiche. Coady Willis alla batteria è un piccolo fenomeno, ma non può far miracoli e non riesce a infondere ai pezzi una dinamica che riesca a riparare alla piattezza del sound e, soprattutto, della voce à la Lemmy del bassista Jared Warren. A risollevare la serata, però, ci pensano i Mastodon, come è giusto che sia. Durante la sua carriera, la band di Atlanta è riuscita – con il suo misto di metal, hard rock, sludge e progressive – a trascendere i confini del metal per mietere consensi anche tra gli amanti di altri generi musicali: la serata al Fabrique è la cartina di tornasole per dimostrare questa affermazione e offre alla vista il pubblico più variegato che ci si potrebbe mai aspettare durante un concerto del genere.

La band prende possesso del palco, con il bassista Troy Sanders perfettamente al centro a incendiare la platea, mentre sparano a tutto volume “Tread Lightly”, brano di apertura dal nuovo album Once More ‘Round the Sun. Ed è ovviamente l’ultimo lavoro dei Mastodon a rubare la scena con ben 8 brani in scaletta (dal singolo “The Motherload”, all’esperimento vagamente math “Aunt Lisa”). Non ci si dimentica, però, del passato. Ecco, quindi, una degna selezione da The Hunter (come “Black Tongue” che spicca su tutte) e soprattutto da Crack the Skye (l’esecuzione di “Oblivion” e “Divinations” portano grande soddisfazione tra i fan del quartetto di Atlanta). Ancora un salto nel passato della band, attraverso autentici amarcord quali “Aqua Dementia”, “Ol’e Nessie” e “Megalodon”.

Qualche pecca qua e là si sente; i Mastodon sono leggermente sporchi durante l’esecuzione e quando devono alternarsi alle voci, il chitarrista Brent Hinds e il batterista Brann Dailor non sono sempre al top della forma. Mentre Brann è giustificato dal dispendio fisico che ci mette a stare dietro le pelli, è una mezza delusione vedere che Brent non riesce a ricreare dal vivo quegli ottimi scambi vocali con i compagni, che sono un po’ il marchio di fabbrica dei Mastodon. Nonostante queste piccole sbavature, il concerto rimane uno di quegli eventi che, all’uscita, ti fa esclamare con gioia “cazzo sì!”. Il finale, affidato a “Blood and Thunder”, ci pare arrivare troppo presto. Quando poi Brann Dailor lancia le sue bacchette, congedandosi dal pubblico milanese, comprendiamo che la serata è davvero finita. Peccato, ci sarebbero state ancora molte canzoni che avremmo voluto ascoltare.

Credits fotografici: Romano Nunziato

Ace

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