Il Critico Integralista: luglio – dicembre 2014

Critico Integralista

Ci tenevamo a rassicurarvi sul fatto che la nostra segretaria Lucy Marie è tornata in redazione. È tornata in una circostanza alquanto strana, però: oggi, infatti, è entrata a lavoro sotto braccio con quel menagramo sociopatico del Critico Intergalista. Eh, che devo dirvi? Tutto quel tempo a dire che non gli piaceva e poi… ma torniamo a cose più serie. Come, ad esempio, alla seconda parte di quell’irriverente riassunto musicale che il C. I. mette insieme ogni 6 mesi per raccontarci cosa gli è piaciuto e cosa gli ha fatto schifo nell’anno che va a concludersi.

  • Alt-J – “This Is All Yours”. Seconda prova per (l’ormai) trio di Leeds. Il disco è sempre intrigante, ma… ecco, è la brutta copia di An Awesome Wave. Ha perso tutta quella novità di suono che rendeva l’album di debutto degli Alt-J una mazzata irresistibile. Tenedo comunque conto che la cover di “Lonely Day” di Bill Withers, sul finale, rimane di un altro livello.
  • Ariel Pink – “Pom Pom”. Mazza con quanto hype se ne va in giro Ariel Pink. Magari ai tempi degli Haunted Graffiti era pure giustificato. Oggi non più. Intendiamoci, sono belle, anzi ottime canzonette. Nulla più di questo, però.
  • Blonde Redhead – “Barragán”. Mosci. Mosci. Troppo mosci! Alcuni bei pezzi, certamente (che, tra l’altro, ricordano sinistramente Fujiya & Miyagi -“Dripping”- e Joanna Newsom -“The One I Love”-) ma davvero troppo mosci.
  • Caribou – “Our Love”. Anche in questo album manca tutto quell’elemento che potremmo definire di “sorpresa destabilizzante” che avevo reso un disco come, chessò, Swim uno degli album più fighi del 2010. Questo rende Our Love un po’ ripetitivo e prevedibile, ma nonostante ciò ci mostra ancora tutti i trucchi nell’arsenale di un Dan Snaith in piena forma.
  • D’Angelo – “Black Messiah”. No, la black music (quella vera; quella che viene direttamente dal rhytm & blues e dal soul, ma che non fa uno sterile revival o una parodia di questi generi; quella che non si contamina col pop bianco per vendere qualche disco in più) non è morta e D’Angelo la sta portando di peso nella prossima decade.
  • FKA twigs – “LP1”. Premessa: non è il mio genere. Svolgimento: miss twigs è un’artista coi controtutti. È la sacerdotessa della nuova deriva eterodossa R&B. Il popolo non può fare altro che inchinarsi all’altare.
  • Flying Lotus – “You’re Dead!”. Fottuto genio, non aggiungo altro. Se non che, quando ascolti i pezzacci hip hop qui proposti (che sia in collaborazione con il genietto Kendrick Lamar o con l’aiuto del suo alter ego Captain Murphy) allora vai proprio giù di testa. Ah giusto, aggiungo anche che quell’intro – quella composta da 4 tracce concatenate di avant-fusion – è praticamente perfetta. E c’è pure Thundercat.
  • Future Islands – “Singles”. Mi fa un po’ male al cuore dire le parole “disco da top 5 del 2014” per un album di indie-synthpop, così sovrabbondatemente anni ’80, ma che volete farci? Qui c’è tutto: è immediato, diretto e sanguigneo a dispetto del genere proposto. Ed è magniloquente quanto basta.
  • Jungle – “Jungle”. Dite la verità: sentivate la mancanza di un bel disco soul anni ’70? Ci pensano i Jungle a venirvi incontro, mettendo in scena un’opera di filologia di un certo livello. Peccato che il sound suoni così dannatamente “bianco”.
  • Mastodon – “Once More ‘Round the Sun”. C’è questa parabola dei Mastodon – che dal metal sludge e cupo stanno evolvendo verso qualcosa di sempre più tipicamente hard rock – che mi piace il giusto, diciamo. Però i riffoni spezzagambe permangono sempre, quindi comunque pollice alto.
  • Primus – “Primus & The Chocolate Factory With The Fungi Ensemble”. Come loro solito i Primus sono geniali nell’idea di base (in questo caso riproporre la colonna sonora di Wolly Wonka e la fabbrica di cioccolato, firmata da Newley e Bricusse nel lontano ’71). Purtroppo, questa volta, a un’idea intrigante si accompagna un disco di merda. Les, caro Les, abbiamo capito che il film con Gene Wilder ti piace ‘na cifra (oh, piace pure a me), ma potevi limitarti a prenderti qualche cartone in solitaria, mentre te lo guardavi sul tuo megaschermo da millemila pollici ed evitare di farci un album sopra.
  • The Roots – “…And Then You Shoot Your Cousin”. Sono così celebrali che a volte vanno pure contro i loro stessi interessi. È un concept album che va fruito nella sua interezza, con poche “canzoni”/singoli. Li adoro. Semplicemente li adoro.
  • Run The Jewels – “2”. Eccheccazzofateancoraqui?! Andate a comprare / scaricare / rubare questo disco. El-P e Killer Mike sono la coppia perfetta. Strana, ma perfetta.
  • Thom Yorke – “Tomorrow’s Modern Boxes”. Impossibile non chiudere con il nuovo disco di Brother Thom, che – grazie anche, se non soprattutto, alla sua distribuzione in download a offerta libera – è diventato il disco più scaricato (legalmente) del 2014. Dal punto di vista musicale, invece, nulla di nuovo sotto il sole: è il classico Yorke che ascoltiamo da ormai 6-7 anni. Algido come piace a me, ma un po’ troppo ovvio e con quel suo sconfinato appeal che comincia, piano piano, a scomparire.

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