Sanremo 2015, un’analisi dei finalisti

carlo-conti-emma-arisa-e-rocioSiamo sempre pronti a criticare il Festival di Sanremo, ma in quei cinque giorni di gara la maggior parte degli italiani si ritrova inesorabilmente incollata alla televisione. Anche solo per una serata; basta quello per renderci complici. Siamo abituati a farlo, vuoi per curiosità, vuoi per aver qualcosa di cui parlare – e da stroncare – in ufficio il giorno successivo, siamo tutti inesorabilmente attratti da questo piccolo fenomeno italico.

L’edizione 2015 si è conclusa proclamando vincitore Il Volo, il trio formato da due tenori ed un baritono che mosse i suoi primi passi nel programma di Antonella Clerici Ti lascio una canzone. Visto il grande successo di pubblico della kermesse canora, ci pareva utile analizzare, da un punto di vista critico, alcune delle canzoni proposte. Dopotutto, le radio ce le faranno ascoltare senza tregua per molto tempo ed è meglio essere pronti fin da subito. Dato, però, che, né noi che scriviamo, né voi che leggete, moriamo dalla voglia di rivivere tutte le venti canzoni in gara, abbiamo deciso di concentrare i nostri sforzi sul terzetto dei finalisti, composto dal sopracitato Il Volo, Nek e Malika Ayane.

1º Il Volo.
Incominciamo con Grande amore, la canzone vincitrice del 65° Festival della Canzone Italiana. Al di là dei giudizi di gusto – che sono sacrosanti; dopotutto si riduce tutto a questo: piace oppure no? – nessuno può negare che, da un punto di vista di tecnica vocale, i tre ragazzi de Il Volo siano davvero bravi. Il resto? Ci lascia poco. Il testo è sintatticamente impalpabile, tanto da ripetere per ben 12 volte la parola amore (opera di quel Francesco Boccia che già ci aveva regalato una “perla” come Turuturu). Se, invece, vogliamo analizzare l’appeal che il brano ha sugli ascoltatori dobbiamo ammettere che non fa propriamente il suo dovere: non è un pezzo da radio, non è catchy. Non che questo sia necessariamente un difetto, ma un brano del genere deve offrire qualcosa di molto più intrigante. Servirebbero variazioni musicali che aggiungano quel quid per rendere il pezzo meno “nazionalpopolare anni ’30″. Quello che abbiamo davanti, al contrario, è un brano che si traveste da canzone “colta” (principalmente per via dell’impostazione operatic pop dei suoi tre interpreti), ma che in realtà non lo è.

Nonostante la spietatezza con cui abbiamo descritto il brano, Grande amore è riuscito a conquistare la vittoria finale grazie, soprattutto, a una schiacciante supremazia da parte del voto popolare. Una percentuale del 56.2 % che ha permesso alla canzone di resistere a uno scarno 22.9 % affibbiatogli dalla giuria di qualità. Il pubblico, insomma, ama Il Volo. Quantomeno, il pubblico che segue Sanremo e, soprattutto, che reputa necessario spendere il costo di un sms per votare i suoi beniamini. Forse chi ha votato Grande amore sperava di premiare un grande brano, un brano che osa, un brano che mostra gagliarderia intellettuale. Purtroppo non è questo il caso.

2º Nek.
Secondo posto per Nek, che ha portato sul palco dell’Ariston Fatti avanti amore, brano cucitogli addosso alla perfezione. Il testo è scontato, ma non si può fare molto di più se si vuole parlare di amore in maniera così didascalica come ha fatto l’eterno ragazzo di Sassuolo (anche se, quest’anno, Nesli è riuscito a rendere la tematica più interessante. Nesli, per dire). L’arrangiamento – direttamente da fine anni ’90 – è abbastanza approssimativo. Nonostante questo, Fatti avanti amore ha qualcosa che manca al brano de Il Volo: è una canzone fatta apposta per la radio. Infatti la sala stampa l’ha premiata con un bel 36%. Se non siete fan di Nek siamo desolati di informarvi che, per i prossimi 3 mesi, sentirete questo brano spesso. Molto spesso.

3º Malika Ayane.
Per chi scrive, Malika Ayane doveva essere la vincitrice di questa edizione del festival. Certo, la sua Adesso e qui (nostalgico presente) non è esente da difetti. Il testo parla ancora una volta di amore – una tematica molto cara a Sanremo – ma lo fa con un ermetismo diffuso che lo rende più accettabile. Poi si sviluppa con una progressione armonica ovvia, tipica del pop italico (in maniera più elegante, però, rispetto a Nek e Il Volo). Infine, la canzone cita in maniera vistosa altri brani della produzione di Malika, ma lo fa in maniera intelligente, rendendocela in qualche modo già nota. L’ascoltatore riesce, quindi, ad interiorizzarla meglio e a “farsela piacere” un po’ prima. A vedere il risultato finale, però, questo “espediente” non è bastato, con il pubblico che, via televoto, le ha assegnato uno scarno 10,4 %. Il brano di Malika è però quello che più ha convinto la giuria degli esperti, che le hanno assegnato un 39.6%.

C’è però un aspetto che accomuna tutti e tre i finalisti, ovvero le voci. Con sfumature differenti e con le ben ovvie preferenze di gusto per l’impostazione tecnica dell’uno o dell’altro cantante, sono tutte tecnicamente ottime. E questo il pubblico da casa lo coglie, premiandolo. Almeno in questo noi italiani abbiamo orecchio.

Lee Van der Graaf

Questo articolo è uscito anche sulle pagine digitali di The Last Reporter.

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3 risposte a “Sanremo 2015, un’analisi dei finalisti

  1. Ciao, intanto complimenti per l’analisi, l’articolo e il tuo blog. A distanza di tempo sono convinto che doveva vincere Malika Ayane. Ha un gran talento sia come cantante ma anche come autrice. Soprattutto anche perché non sta deludendo nemmeno con i nuovi singoli, in particolare ‘Senza fare sul serio’. Se ti va, nel mio blog, curo una rubrica musicale dove oggi sono uscito proprio con quest’ultimo brano, analizzandolo dal mio ‘punto di vista’. Se ti andasse di passare e lasciare un commento con la tuo opinione mi farebbe davvero piacere. Ancora complimenti, ciao e a presto!

    https://afreeword.wordpress.com/2015/05/26/malika-ayane-si-guarda-indietro-ma-senza-fare-sul-serio/comment-page-1/#comment-258

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