Appunti di Live: Blonde Redhead

blonde-redhead

10 marzo 2015. Hiroshima Mon Amour, Torino.

Inizia tardi il concerto dei Blonde Redhead all’Hiroshima Mon Amour di Torino. La band di supporto, i Platonick Dive, ha già smesso da una quarantina di minuti di suonare il suo post-rock contaminato pop: un’attesa spasmodica che non fa altro che alimentare aspettative e crescere l’impazienza. Improvvisamente il trio di New York si materializza sul palco e attacca con il preludio “Barragán”, dal loro ultimo album omonimo, seguita da una “Lady M” d’atmosfera. Dopo neppure 10 minuti di concerto ecco la prima (gradita) sorpresa: i Blonde Redhead sfoggiano una gagliarda “Bipolar” direttamente dall’anno di grazia 1997 e la mente torna alla mia gioventù concertistica, in cui avevo già avuto il piacere di incontrare la musica dei Blonde.

Il concerto scivola via veloce e, purtroppo, senza troppi sussulti. Cercherò di spiegare cosa intendo. La band suona perfettamente, senza una sbavatura; sembra quasi di sentire il disco: “Hated Because Of Great Qualities”, “Love or Prison”, “Doll is Mine”, “Melody”. Tutte convincenti, ma rimane quella patina di asettico che, francamente non mi aspettavo dalla band. La nota positiva, come sempre ai concerti dei Blonde Redhead, è la voce di Kazu Makino: su LP alta – perfino altissima, fino a tendere a un che di snervante – live risulta, invece, a tratti più calda e controllata. Opinione personale, ma la preferisco in questa veste (inoltre, questo non significa che non l’adori anche su disco, giusto per puntualizzare). Sto ingranando, sto entrando a passo sostenuto nelle sottotrame del concerto e inizio a perdermici, quando eccoli ringraziare e abbandonare il palco. È una finta, tornano per l’encore. Però mi sembra prestino per essere già arrivati ai bis. Mi placo raccontandomi che, molto probabilmente, ne faranno almeno un paio.

Durante l’encore assistiamo a uno degli highlight del concerto; la superba “The One I Love”. “Violent Life” è la seconda sopresa di questo concerto: esce direttamente da La mia vita violenta del 1995 ed è uno di quei brani che disorienta anche i fan della primissima ora. La chiusura è affidata alla tronfante cavalcata di “23”. Già chiusura. Ancora una volta, proprio mentremi stavo per sentirmi davvero a mio agio con i voli sonori dei Blonde Redhead, i fratelli Pace danno la bunanotte al pubblico. E questa volta il trio non tornerà più sul palco.

Oltre alle tempistiche risicate (hanno suonato un’ora e un quarto, contando le pause), rimane il personalissimo rammarico di non essere riuscito ad ascoltare nessuno dei miei tre must: “Astro Boy”, “A Cure” e “Led Zep”. Non voglio fare il rosicone, anzi, sapevo fin dall’inzio che il “nuovo corso sonoro” dei Blonde Redhead imponeva una scaletta adeguata (davvero impossibile infilarci dentro la sonicyouthiana “Astro Boy”), ma la speranza è l’ultima a morire, no? Dopotutto “Bipolar” e “Violent Life” le hanno inserite in questo ottimo calderone sonoro. Rimane un concerto di caratura tecnica e sonora superiore; uno di quelli che ti rimette in pace con la sottocultura indie. E pazienza per la durata o le mancanze.

Rockabilly Joe

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