Folk Talk: “Fratello, Dove Sei?”, novelli Ulisse alla ricerca di casa

fratello dove sei?Torna la creatura di Mr. Kite; riparte Folk Talk. Oggi parliamo di “Fratello, dove sei?”, film dei fratelli Cohen che narra le peripezie di tre galeotti in fuga e in cerca del loro posto nel mondo. Novelli Ulisse, troveranno conforto, prima di ogni altra cosa, nella musica.

Il disco che racchiude la colonna sonora di Fratello, dove sei? (O’ Brother, Where Art Thou? in originale) ci ricorda con grande chiarezza che questo è un genere discografico molto peculiare. Una musica, privata delle immagini per cui è stata scritta, può generare strane sensazioni. Può assumere vita propria, venire addirittura riconosciuta e premiata assumendo un’identità singolare rispetto alle forze che l’hanno generata. Capita, perfino, che proprio la musica che accompagna un film ne costituisca, di fatto, il successo. Sarebbe fin troppo affermare ciò per quanto riguarda il film dei fratelli Cohen, che certamente vale molto già di per sé. È, tuttavia, innegabile che le musiche trovate, scelte e arrangiate per questa pellicola siano di rara bellezza e ne costituiscano una parte integrante ed essenziale.

Breve premessa sulla pellicola per chi non l’avesse vista (andatela subito a vedere!): la storia narra delle peregrinazioni di tre sfortunati galeotti (George Clooney, John Turturro e Tim Blake Nelson) nel Mississippi del 1937, spinti dalla promessa di un misterioso tesoro. Il film vuole essere una rilettura – in termini molto liberi – dell’Odissea Omerica, dove pericolose avventure e sofferti pellegrinaggi portano i protagonisti a trovare la propria agognata casa e, in fondo, anche a conoscere sé stessi. La colonna sonora, invece, è opera del grande T Bone Burnett. Chi è? Vi basti sapere che è stato responsabile e supervisore della musica in progetti quali Il grande Lebowski (1998), Walk the Line (2005), Crazy Heart (2009), Inside Llewyn Davis (2013) e True Detective (2014). Scusate se è poco.

Quello dei Cohen è essenzialmente un film sulla vita e la morte, nelle sue mille espressioni e nei suoi rapporti più complessi. Non solo la musica sottolinea ed evidenzia questa ricerca, ma figura come autentica protagonista in tutto il film, risuonando come una voce fuori campo a narrare le vicende emotive dei personaggi. Vita e morte sono dipinte con una ricchezza, un’ironia e una drammaticità rare, andando letteralmente dal paradiso all’inferno (vedi la stupenda “Down to the River to Pray” o “I’ll Fly Away” e la oscura “O’ Death”). Inutile dire che, ambientando la pellicola nel sud degli Stati Uniti anni ’30, i temi religiosi vengono presenti in maniera prominente, ma sempre con un certo sarcasmo e una qual leggerezza. Razzismo, schiavitù, ingiustizia e arrivismo politico completano il quadro – alquanto deprimente – in cui i nostri tre protagonisti devono destreggiarsi. Il tutto, però, è visto attraverso gli occhi ingenui dei viaggiatori e riflesso nel carattere talvolta malinconico, talaltra estremamente positivo di questa colonna sonora, attraverso gospel, bluegrass e blues: dalla drammatica “Lonesome Valley” alla giocosa “Big Rock Candy Mountains”.

In tutto il film, realtà e finzione s’intrecciano. Dall’incontro con le ‘streghe del fiume’, accompagnato da una bellissima “Didn’t Leave Nobody but the Baby”, all’inquietante scontro con un KKK quasi caricaturale. Celebre anche l’incontro con la leggenda del blues Tommy Johnson, che la storia narra avesse guadagnato il suo talento strumentale vendendo l’anima al diavolo e per questo sia morto prematuramente, in circostanze misteriose.

Il singolo tratto del questo disco si intitola “I Am A Man Of Constant Sorrow”. Il titolo dice già tutto sulle sofferenze dei tre poveri protagonisti che “tanto vagarono prima di raggiungere l’amata patria”. Si tratta, in effetti, di un vero e proprio inno al moderno Ulisse, portato a viaggiare per miglia e miglia, senza sosta e senza meta. Basti poi menzionare il fatto che sono proprio i tre protagonisti a improvvisarsi musicisti e a uscirsene con questo pezzo che, manco a dirlo, cambierà le sorti delle loro avventure. Spoiler alert: non è Clooney a cantare questo bel pezzo folk… ci spiace. Il pezzo originale ha ormai più di 100 anni e, come essenzialmente tutte le tracce del disco, si tratta di un brano tradizionale dei più classici. L’arrangiamento preparato per questa versione è estremamente incalzante e accattivante, con una ricchezza strumentale e con un ritmo unici: si è infatti guadagnato ben 3 Grammy Awards nel 2002, diventando un best seller assoluto.

Il viaggio raccontato in Fratello, Dove Sei? e quello narrato dalla sua soundtrack dicono essenzialmente la stessa cosa: attraverso la musica si vive meglio. La musica consola, ispira, spaventa e rende liberi. Niente di più vero in un film dove, a raccontare la loro storia, sono proprio tre fuggitivi.

Mr. Kite

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