TJF 2015: la sei giorni jazzistica di Torino

Torino-jazz-festival-2015(1)Torino, 28 maggio-2 giugno.

Il Torino Jazz Festival si ingrossa a vista di anno in anno e per noi, poveri blogger, diviene sempre più difficile offrirne una copertura totale, come facevamo nelle primi anni. Per questo motivo, oltre all’ovvio riassuntone che ci è proprio, in cui cercheremo di raccontarvi le emozioni che ci hanno colpito durante i concerti che siamo riusciti a seguire, utilizzeremo questi spazi per introdurre alcune brevi riflessioni a partire dalla grande rassegna jazzistica piemontese.

Il gusto del grande evento, quello scenografico e spettacolare sta crescendo sempre più. Ne è dimostrazione lampante l’opening night affidata ad Anthony Braxton che ha proposto al pubblico un happening di 8 ore (!) nelle magnifiche sale del Museo Egizio. La cifra stilistica di Braxton è qui stata rispettata in pieno, con il suo Sonic Genome che si è trasformato in un esperimento per trasformare il museo in un ambiente musicale interattivo sia per gli esecutori sia per gli ascoltatori. Settanta musicisti dalle più diverse provenienze stilistiche hanno dato vita a un progetto che ha coinvolto il pubblico, facendolo entrare nel cuore della produzione creativa. I musicisti si sono mossi nel grande spazio museale come delle cellule in un organismo che si divide e riforma continuamente.

I main concert (parliamo di quelli gratuiti, quelli che uno squattrinato appasionato di jazz non poteva mancare neanche volendo) sono stati ovviamente il fiore all’occhiello del TJF, poiché, pur nel loro essere “popolari e festaioli”, hanno proposto qualità sopraffina e un’offerta – oltre che una commistione – di generi davvero fuori dal comune. A partire dal Venerabile Maestro sudafricano Hugh Masekela, che con un misto di funk, musica popolare e afrobeat ha fatto scatenare piazza San Carlo grazie alle note della sua tromba. O lo spettacolo circense e fuori di testa degli Shibusa Shirazu; un eccesso che ha colpito e conquistato Piazza San Carlo.

Ron Carter

Altri highlight della rassegna jazzistica sono stati certamente Ron Carter, che con la sua eleganza ha illuminato il pur scomodo Teatro Colosseo (si stava meglio quando si stava in piedi in Piazzale Valdo Fusi). Ma non importa, davanti a noi stava Ron, l’immortale. E poi il Trio Bobo (Faso-Christian Meyer-) che suonano in piazza durante la giornata finale del Jazz della Repubblica e l’energia elettrizzante della Original Blues Brothers Band… Colonel Cropper, we love you!

Sul canale YouTube del TJF potete trovare tutti i video del festival.

Rockabilly Joe, Orfeo

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