Speciale TJF 2015: l’omaggio a Billy Strayhorn

strayhorn ellingtonCome sapete, nei giorni passati Torino è stata palcoscenico della quarta edizione del Jazz Festival. Sfogliando il programma mi è saltato all’occhio un nome cui è stato reso omaggio da due degli ospiti “maggiori” della corposa rassegna musicale torinese. Gli artisti in questione erano il pianista Danilo Rea e il sassofonista David Murray, mentre il nome dell’omaggiato era quello di Billy Strayhorn. Il 29 novembre 1915 nasceva Staryhorn; pianista, compositore, paroliere e arrangiatore, famoso soprattutto per essere stato il braccio destro di Duke Ellington e per aver provato a espandere i confini del jazz. Nel centenario dalla sua nascita, il TJF ha deciso così di omaggiare la figura di questo artista monumentale, la cui opera è divenuta parte integrante del patrimonio musicale novecentesco.

I casi della vita sono incredibili. Si pensa che una tragedia come quella di avere un padre alcolista e abusivo non possa nascondere risvolti positivi. Per William Thomas Strayhorn, detto Billy, invece, quella speranza aveva il nome di Elizabeth, la nonna materna, che ebbe un’influenza fondamentale nella sua crescita e che lo spronò a intraprendere la carriera musicale. Il primo amore di Strayhorn fu la musica classica, studiata al Westinghouse High School di Pittsburgh. Purtroppo l’ambizione nel diventare compositore si scontrò con la sua condizione di afroamericano; a quei tempi, è bene rimarcarlo, il mondo della musica classica – così come molti altri – era di esclusivo appannaggio dei bianchi. L’avventura di Strayhorn avrebbe potuto concludersi lì e il talento musicale di un genio sarebbe andato perso. Per fortuna iniziò ad ascoltare la musica di pianisti come Art Tatum e Teddy Wilson e a “salvare” Strayhorn arrivò il jazz.

La figura di Strayhorn è, però, indissolubilmente legata al suo sodalizio con Duke Ellington, uno dei nomi più celebri e influenti della Storia del Jazz. Lo conobbe nel ’38 a Pittsburgh: durante un’audizione improvvisata nelbackstage di uno dei locali frequentati da Ellington, il “Duca” fu particolarmente colpito dal talento di Strayhorn, tanto da offrigli un posto nella sua band. I due artisti collaborarono per quasi trent’anni e quel periodo è ritenuto, a ragione, quello di maggior creatività e il più significante nella carriera di Ellington. Insieme composero autentiche pietre miliari della storia dello swing e delle Big band come “Taking the ‘A’ Train”, “Lush Life” e “Chelsea Bridge”. Il sound di Strayhorn era qualcosa di nuovo per le orecchie del pubblico e dei suoi stessi compagni: combinò i suoi studi classici con la passione per il jazz. Ne scaturirono alcune delle ballad più sofisticate ed eleganti mai ascoltate, inoltre riuscì a sviluppare autentiche suitejazz, più lunghe e più complesse rispetto a tutto quello che si era suonato fino ad allora (il consiglio è di ascoltare“Black, Brown and Beige”, inaudita sinfonia jazz da 43 minuti, che fu presentata alla Carnegie Hall nel 1943). Era indubbiamente Strayhorn a spingere la band verso nuove e più ambiziose direzioni. Purtroppo, non sempre Strayhorn ricevette un riconoscimento adeguato ai suoi meriti. Se anche Ellington si approfittò di Swee’ Pea (il soprannome di Billy, affibbiatogli dai suoi compagni), certo non lo fece in quel modo calcolatore o malizioso che ci si potrebbe aspettare. Ellington era l’animale da palcoscenico. Era lui che proteggeva il più giovane Strayhorn, quasi fosse una figura paterna sempre pronta a dispensare il consiglio più datto. Dal canto suo, Strayhorn lo completava stando nell’ombra, e all’ombra del “Duca”, Swee’ Pea sembrava sbocciare sempre più. La situazione non fu, però, sempre idilliaca e Strayhorn lasciò la band di Ellington a più riprese per rincorrere una carriera solista che arrivò solo a tratti e per un brevissimo periodo. Ciò nonostante, in Strayhorn, Ellington aveva trovato la sua anima gemella; colui con cui poteva riuscire a dialogare senza riserve. Proprio per questo Swee’ Pea non abbandonò mai definitivamente il compagno di tante avventure.

La vita privata di Strayhorn si rivelò spesso complicata e la lotta per raggiungere il successo e il riconoscimento artistico, così come per farsi semplicemente accettare, si scontrò con l’atteggiamento della società su tematiche razziali e sessuali. Strayhorn fu, infatti, uno dei primi artisti apertamente gay. Fu anche un impegnato attivista dei diritti civili; Swee’ Pea fu un amico intimo di Martin Luther King Jr. e le problematiche razziali – come la sua decisione di vivere senza nascondere le sue preferenze sessuali – condizionarono non solo la sua vita, ma anche la sua carriera musicale: anche quando Ellington indicava prontamente i contributi musicali di Strayhorn, c’era sempre qualcuno pronto a storcere il naso e a domandarsi se fosse davvero così.

Un carcinoma dell’esofago lo portò via nel maggio del ’67. Anche mentre era in ospedale, a lottare per la sua stessa vita, in compagnia del suo partner Bill Grove, la mente di Strayhorn era sempre rivolta alla musica. Fu lì che completò la sua ultima composizione per Ellington: “Blood Count”. Questo brano fu poi inserito nell’album …And His Mother Called Him Bill, disco del “Duca” dedicato alla memoria di Billy Strayhorn, il collega di una vita.

«Billy Strayhorn era il mio braccio destro, quello sinistro, gli occhi che avevo dietro la testa; le mie onde cerebrali viaggiavano nel suo cervello, e le sue nel mio».
Duke Ellington

Lee Van der Graaf

Questo articolo è apparso anche sulle pagine di The Last Reporter, giornale online con il quale collaboriamo saltuariamente.

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