Le cover d’arte

Senza titolo-1Le copertine sono parte integrante e preponderante nell’appeal di un disco, inutile girarci intorno. Proprio per questo motivo, oggi abbiamo deciso di parlare di dieci casi eccellenti, in cui grandi artisti contemporanei (fotografi, pittori, graphic novelist) hanno lavorato a braccetto con artisti musicali nel creare cover entrate di diritto nella Storia della Musica.
Ma una precisazione è d’obbligo. In questo caso non parliamo di opere d’arte già esistenti, usate successivamente da artisti o gruppi musicali per nobilitare la loro produzione discografica (come nel caso di “Daydream Nation” dei Sonic Youth o “Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust” dei Sigur Rós). Qui si parla di lavori creati appositamente da artisti visivi di chiara fama internazionale per essere fruiti come copertine (e che copertine!) di dischi. Inoltre, come potete facilmente notare, questa volta ci siamo concentrati sulla produzine discografica americana, ma nel prossimo appuntamento spulceremo un po’ di copertine “di casa nostra”.

  1. Iniziamo questo viaggio che unisce arte e musica con un esempio radicato nell’immaginario collettivo e pieno di fascino street: la copertina di “Think Tank” dei Blur, creata dallo sfuggevole Banksy… e l’artista ha candidamente ammesso di avere fatto questo lavoro “commerciale” (in confronto al suo normale modus operandi) perché gli «servivano soldi».
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  2. Una delle cover più intriganti mai realizzate è quella creata per uno dei gruppi più “artistici” che abbiano mai calcato le scene musicali. Per “Speaking in Tongues“, quinto lavoro dei Talking Head, ci vollero quasi tre anni di produzione, in parte a causa del complesso packaging creato da Robert Rauschenberg per la versione limitata. Infatti, l’artista texano decise che avrebbe collaborato con David Byrne e soci solo se avesse avuto la piena libertà di fare «qualcosa di differente». Quel qualcosa di differente era un disco trasparente con artwork e credits stampati su tre collage trasparenti (ognuno dei quali di un diverso colore primario). Facendo ruotare il tutto sul giradischi ecco che si aveva l’immagine finale pensata da Rauschernberg. Puro Pop.
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  3. Questa foto di Patti Smith usata come cover di “Horses” fu fatta da Robert Mapplethorpe con una polaroid e luce naturale. L’artista diede il permesso alla Smith di usarla come copertina del disco a patto che non venisse editata.
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  4. Un’altra grande fotografa americana, Annie Liebovitz, creò, invece, la cover per uno dei dischi più famosi di Bruce Springsteen. Parliamo, ovviamente, di “Born to Run“.
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  5. Nel tempo, alcuni artisti si sono serviti impropriamente del lavoro di H.R. Giger per le proprie copertine, ma nel caso di “Koo Koo” di Debbie Harry è stato lo stesso Giger ha creare questa foto surrealista. Commentando questo lavoro Giger ha detto «sono stato felice di avere avuto la possibilità di creare qualcosa per una donna così bella, anche se non ho mai sentito la sua musica. Questo per il fatto che io sono molto più interessato al jazz». Inimitabile.
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  6. Questa foto dell’artista svizzera Urs Fischer immortala la graziosa mano di Karen O degli Yeah Yeah Yeahs intenta a “spremere” un uovo, sulla copertina di “It’s Blitz!“. Egg-punk!
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  7. La copertina di “ARTPOP” di Lady Gaga, creata da Jeff Koons, è tutto ciò che ci si può aspettare da una copertina creata da Jeff Koons: una scultura di nudo (che rappresenta Lady Gaga), una palla di cristallo blu e un collage de La Nascita di Venere del Botticelli sullo sfondo. Tutto questo in un dialogo aperto con i lavori proposti da Koons a Firenze l’anno passato: i “Gazing Ball”.
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  8. Il creatore del graphic novel Blankets, Craig Thompson, è l’autore di questa inquietante cover. Il gruppo? Menomena. Il disco? “Friend and Foe”.
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  9. Abbiamo lasciato il meglio per la fine (se non il meglio, quantomeno i due artisti che hanno una produzione più facilmente riconoscibile e radicata nell’immaginario pop collettivo). Iniziamo con Andy Warhol. Il padre putativo della pop art ci ha regalato alcune delle cover più iconiche della storia del rock, a partire dalla famosa banana sulla copertina di The Velvet Underground & Nico, fino ad arrivare al sodalizio con i Rolling Stones (per loro ha creato le cover di “Sticky Fingers” e “Love You Live”), passando attraverso i lavori per John Lennon, John Cale, Debbie Harry, Aretha Franklin, Moondog, Silver Apple e Diana Ross… insomma, un catalogo di tutto rispetto.
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    The Velvet Underground & Nico

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    John Lennon – Menolove Ave.

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    Rolling Stones – Sticky Fingers

  10. Non va molto distante Damian Hirst (con tutti i distinguo qualitativo-temporali, ovviamente), che ha collaborato con i Red Hot Chilli Peppers per la copertina di “I’m With You“. La mosca è tema ricorrente dei suoi lavori, così come il teschio, che possiamo ritrovare in una sua famosa serie di cover, realizzata per alcuni EP dei The Hours. Per sopramercato, Hirst ha realizzato le copertine per il primo LP di Joe Strummer con i Mescaleros e dei Babyshambles.
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    Red Hot Chili Peppers – I’m With You

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    Joe Strummer & The Mescaleros – Rock Art and the X-Ray Style

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    Babyshambles – Sequel to the Prequel

    Pink

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