Appunti di Live: The Shins & Band of Horses

TOdays-1

TOdays 2017 Day 3, 27 agosto 2017, Spazio211, Torino

Il TOdays 2017 prende tutte le polemiche sulla movida torinese e sui festival che lasciano la città, ne fa una pallina piccola piccola e poi la lancia lontano. Con la sua organizzazione impeccabile (pur nel suo “piccolo”, a livello di capienza, spettatori e superficie calpestabile dell’area festival) le spazza via tutte con forza, facendo della qualità musicale, della sicurezza – forse perfino eccessiva – e del giusto prezzo a cui pagare acqua, drink e hamburger (scusate, ma questo è un mio vecchio pallino e ci sto sempre attento, soprattutto dopo esperienze tipo I-Days) la sua forza.

Da Spazio211, nella periferia nord di Torino si sta bene, l’atmosfera è rilassata e famiglie, con tanto di neonati al seguito, stanno fianco a fianco con i ragazzetti vogliosi di birra. Spettatori fedelissimi, che hanno seguito tutta la rassegna, ci assicurano che questa è la giornata con meno gente, perché è quella finale, post-festa in piscina con Pop X, tenutasi nel pomeriggio. A noi però non dispiace poi troppo; vista la superficie ridotta dell’area festival, qualche spettatore in meno significa una libertà di muoversi maggiore e minor coda al bar. Tra un live e l’altro si chiacchiera e si incontrano vecchi amici, perché Torino in realtà non è una città, ma un grande paese, o ci si butta per terra a godersi il clima di fine estate che lentamente (e finalmente) vira al fresco. A fare attenzione, poi, si può scorgere un parterre musicale italico molto interessante che si aggira silenzioso tra la folla: Bianco, Levante e Calcutta fanno tutti e tre brevi comparsate tra il pubblico a godersi i concerti.

Anche la musica proposta è ugualmente al livello di questa atmosfera a metà tra il bucolico e l’hardcore. Il day 3 si apre con Andrea Laszlo De Simone, cantautore torinesissimo che si rifà a Battisti con il suo pop velato di indie e giusto una spolverata di progressive. Scalda magistralmente la folla e si permette anche un brano acustico nel pit dei fotografi. A seguire salgono sul palco i Gomma, band di Caserta che offre un post-rock di livello dove spicca (piaccia o no) la voce della cantante Ilaria. Con la loro performance si chiude il segmento italico del TOdays e iniziano a scendere in campo i grandi calibri.

E qui bisogna spendere due parole per dire che quello dei Timber Timbre è  stato forse il miglior concerto della giornata (senza nulla togliere a Shins e Band of Horses, ovviamente, ma de gustibus non est disputandum): una band così interessante e decadente che sarebbe perfetta per tenere un live al Bang Bang Bar di Twin Peaks, i Timber Timbre hanno suonato principalmente brani dai loro ultimi due album, tingendo di tinte fosche il tramonto torinese. Sound potente e denso come melassa, incursioni di sassofono blues, sexy come l’alba in spiaggia, e le immancabili chitarre nervose e spezzagambe che virano alla psichedelia: questi gli ingredienti base per la band di un Taylor Kirk che si presenta con camicia leopardata e testa pelata da cui partono gli ultimi capelli buoni, tenuti lunghi fin quasi alle spalle. Cult, come la sua band.
Subito dopo è il turno degli Shins. Per loro è la prima volta in Italia; una cosa che pare incredibile, ma sembrano voler ovviare a questa mancanza non fermandosi nemmeno per un secondo. Il frontman James Mercer è carico a pallettoni e il loro set è letteralmente al fulmicotone; una canzone dopo l’altra ad abbracciare una carriera decennale fino alla chiusura: quella “New Slang” che tutti aspettavano e che scatena un’ovazione meritatissima tra cui spicca un «vi stavamo aspettando da dieci anni» isolato, urlato dal pubblico.

Band of Horses live

La serata si conclude con la brillante performance dei Band of Horses. Un rock americano velato di folk che intrattiene magistralmente la folla, facendola cantare a squarciagola. Si vira leggermente al country quando Ben Bridwell annuncia, quasi scusandosi, che suoneranno un paio di brani dal loro ultimo album. Il bassita Matt Gentling è una dinamo che non si ferma un attimo, il già citato Bridwell il focus di tutto, ma è il jolly, Ryan Monroe, a rubare lo show, con la sua voce, i suoi solo di chitarra e le sue tastiere infuocate.
Alle spalle della band campeggia la foto di un bosco mastodontico, setting perfetto per i Band of Horses che oggi non indossano camicie di flanella solo perché è agosto. Il loro famoso wall of sound chitarristico, che ha fatto venire la pelle d’oca a tutti in più di un occasione, viene elevato ad arte nel brano conclusivo. “The Funeral” era la traccia che, ovviamente, tutti si aspettavano e tutti volevano. Qualcuno prova anche a fare lo spiritoso tirando fuori un accendino e disturbando la prima strofa, ma pacati mugugni del pubblico gli sconsigliano di proseguire. Sì, “The Funeral” se la sono guadagnata.

Tre, si sa, è il numero perfetto, e tre sono le edizioni di questo giovane festival nato dalle ceneri del Traffic. Non ci interessa, in questi pochi anni il TOdays ci ha insegnato ad apprezzarlo e ad aspettarlo con trepidazione. Perciò, tre sarà anche il numero perfetto, ma noi ci stiamo già immaginando l’edizione 2018.

Rockabilly Joe

Ph. Clelia

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